Pubblicato il 20 Gennaio 2021

Autore: Max Onofri
Ph e Video: Redazione

Nel ciclismo, si sa, ci sono imprese stupende che rimangono nella memoria collettiva degli appassionati. Spesso si tratta di campioni che volano sulle salite staccando gli avversari con distacchi abissali e con gli appassionati che vanno in delirio sulle strade o dai salotti di casa. Altrettanto spesso vengono rievocate nella mente degli appassionati che sentono nominare campioni come Coppi, Bartali, Anquetil o Gaul, i quali pur non avendo corso nell’epoca delle tv, hanno comunque lasciato impresse nella storia le loro gesta. Altre volte si tratta invece di velocisti che bruciano il proprio avversario per un pizzico di ruota, o passisti campioni che conquistano una classica azzeccando lo scatto giusto. 

E poi...e poi ci sono alcune imprese che sono più particolari di altre, perché compiute da ciclisti che non ti aspetti, di solito semplici passisti o gregari che riescono a vincere una classica, una tappa o addirittura un Giro. Per esempio la vittoria del francese Marc Gomez con una fuga bidone alla Milano-Sanremo del 1982 o lo svizzero Carlo Clerici che con un’altra azione simile riuscì ad aggiudicarsi il Giro di Italia del 1954.

Ma una delle imprese più inaspettate ed eroiche è stata quella del gregario passista Eros Poli, che con una lunga fuga solitaria riuscì ad aggiudicarsi una tappa del Tour de France del 1994. Ovviamente non una tappa qualsiasi, ma quella con il Mont Ventoux. 

Eros Poli aveva già acquistato una certa fama da dilettante, e più precisamente nelle Olimpiadi di Los Angeles del 1984, in cui assieme a Claudio Vandelli, Marcello Bartalini e Marco Giovannetti (che nel 1990 conquistò la Vuelta a Espana) vinse la medaglia d’oro nella specialità cronosquadre. Nel 1987 si aggiudicò anche il mondiale sempre nella cronosquadre assieme a Roberto Fortunato, Flavio Vanzella e Mario Scirea (che poi diverrà uno dei gregari di Mario Cipollini). Eros Poli era un passista con una forte predisposizione alle cronometro ma anche con buone abilità da velocista, tanto che sempre nel 1987 ottenne un bel terzo posto alla piccola Sanremo. Nel 1991 passa professionista con la formazione italiana Del Tongo - MG e diventa un fedele gregario di Mario Cipollini. Nel 1992 riesce anche ad aggiudicarsi una tappa al Mazda Tour in Australia; successivamente, per via delle sue mansioni di gregario, ha avuto poche occasioni per mettersi in mostra. Almeno sino all’estate del 1994. 

Era una calda estate, gli occhi degli sportivi italiani erano tutti per Roberto Baggio (peccato che alla fine furono riempite di lacrime, ma non di gioia), mentre gli occhi dei ciclisti italiani erano rivolti a Marco Pantani, che dopo aver fatto una performance stupenda al Giro d’Italia, era alla ricerca di conferme al Tour de France. Ma quelli erano gli anni di Indurain, uno dei migliori al mondo a cronometro, con una forte resistenza in salita. In quel Tour oltre a Pantani c’era il Russo Ugrumov; anche lui, timidamente, tentava di mettere in difficoltà lo spagnolo: Nulla da fare, alla fine Indurain vinse la classifica generale con poche difficoltà. 

In quel tour Poli corre con la Mercatone Uno-Bianchi, Cipollini non c’è e il suo compito è quello di aiutare Silvio Martinello nelle volate, oltre a dare una mano a Franco Chioccioli nelle salite più impegnative. Il 18 luglio, ovvero il day after della sconfitta dell’Italia ai rigori nella finale mondiale contro il Brasile, Poli riuscì con un’impresa unica ad alleviare quella delusione, almeno per qualche ora.

In Francia era un caldo tropicale, 44 gradi sotto il sole. La quindicesima tappa parte da Montpellier e arriva a Carpentras ma di mezzo c’è la cima del Mont Ventoux (versante Bedoin). Montagna che anche solo a nominarla fa paura, e che ha visto trionfare sulla sua sommità ciclisti come Gaul, Polidour, Eddy Merckxx e Ernard Thevenet; ciclisti anche molto diversi fra di loro, ma tutti concordi sul fatto quella montagna era un inferno. Alla fama di salita terribile contribuì anche un tragico evento del 1967; in quell’occasione Tommy Simpson morì per un collasso a 2 km dalla vetta di Malaucene, complici il caldo, la disidratazione (venne “rinfrescato” con del cognac in assenza di acqua) e l’assunzione di anfetamine, come confermato dalla successiva autopsia.

Eros è un passista alto due metri che non ha proprio le caratteristiche per giocarsi la vittoria in una tappa durissima come quella che si appresta ad affrontare, ma dopo sessanta chilometri da Montpellier decide comunque di andare in fuga. Nessuno osa seguirlo, perché è una tappa che fa paura a tanti, mentre Eros, come un moderno Don Chisciotte contro i mulini a vento, pedala acquistando sempre più vantaggio rispetto al gruppo, fino ad arrivare ad un massimo di venticinque minuti circa all’inizio della salita. Forse non sufficienti per assicurarsi la vittoria, soprattutto quando devi scalare una bestia del genere in solitaria, con tanti chilometri nelle gambe e senza un fisico da scalatore. Di lì a poco perde 15 minuti, soprattutto perché Indurain con la Banesto fa l’andatura in salita, oltre che per gli attacchi di Pantani e Leblanc. Le raffiche di vento del Mistral rendono la scalata ancora più difficile. Eros Poli barcolla ma non molla, e le grida dei francesi “Allez Polì Allez Polì” gli danno coraggio. Per una volta gli italiani non tifano per il Pirata che lo sta inseguendo ma per il gigante veneto che riuscirà a scollinare il Mont Ventoux con cinque minuti di vantaggio sul Pirata (che poi in discesa verrà ripreso dai migliori). Il veronese dirà che era tutto calcolato; avendo 25 minuti circa all’inizio della salita, l’importante era perdere circa un minuto e quindici secondi al chilometro (questa è anche una delle regole che il gruppetto dei velocisti e gregari segue nelle tappe di montagna per non finire oltre il tempo massimo). Gli restava solo da compiere la discesa verso Carpentras per poi vincere la tappa con un distacco di quattro minuti dai migliori e diventare il primo italiano a domare il Mont Ventoux. Da quel giorno divenne un eroe in Francia e in Italia. 

Terminerà il Tour al 115° posto in classifica. Riuscirà ad aggiudicarsi anche il Premio della Combattività del Tour de France grazie al suo coraggio. Poi sino al 1996 sarà un fedele gregario per Cipollini. Finito il contratto con la Saeco nel 1996, dato il bel ricordo che avevano i francesi di lui, viene ingaggiato dalla formazione Gan nel 1997, dove comunque farà sempre il gregario. Nel 1998 corre per un‘altra formazione francese, la Credit Agricole, dove riuscirà ad aggiudicarsi il Criterium Dun-le-Pelestel. Nel 1999 conclude la sua carriera di ciclista generoso che è riuscito sia da dilettante e da professionista a ottenere delle bellissime soddisfazioni.