La più incredibile delle fughe
La più incredibile delle fughe
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Eros Poli aveva già acquistato una certa fama da dilettante, e più precisamente nelle Olimpiadi di Los Angeles del 1984, in cui assieme a Claudio Vandelli, Marcello Bartalini e Marco Giovannetti (che nel 1990 conquistò la Vuelta a Espana) vinse la medaglia d’oro nella specialità cronosquadre. Nel 1987 si aggiudicò anche il mondiale sempre nella cronosquadre assieme a Roberto Fortunato, Flavio Vanzella e Mario Scirea (che poi diverrà uno dei gregari di Mario Cipollini). Eros Poli era un passista con una forte predisposizione alle cronometro ma anche con buone abilità da velocista, tanto che sempre nel 1987 ottenne un bel terzo posto alla piccola Sanremo. Nel 1991 passa professionista con la formazione italiana Del Tongo - MG e diventa un fedele gregario di Mario Cipollini. Nel 1992 riesce anche ad aggiudicarsi una tappa al Mazda Tour in Australia; successivamente, per via delle sue mansioni di gregario, ha avuto poche occasioni per mettersi in mostra. Almeno sino all’estate del 1994.
Era una calda estate, gli occhi degli sportivi italiani erano tutti per Roberto Baggio (peccato che alla fine furono riempite di lacrime, ma non di gioia), mentre gli occhi dei ciclisti italiani erano rivolti a Marco Pantani, che dopo aver fatto una performance stupenda al Giro d’Italia, era alla ricerca di conferme al Tour de France. Ma quelli erano gli anni di Indurain, uno dei migliori al mondo a cronometro, con una forte resistenza in salita. In quel Tour oltre a Pantani c’era il Russo Ugrumov; anche lui, timidamente, tentava di mettere in difficoltà lo spagnolo: Nulla da fare, alla fine Indurain vinse la classifica generale con poche difficoltà.
In quel tour Poli corre con la Mercatone Uno-Bianchi, Cipollini non c’è e il suo compito è quello di aiutare Silvio Martinello nelle volate, oltre a dare una mano a Franco Chioccioli nelle salite più impegnative. Il 18 luglio, ovvero il day after della sconfitta dell’Italia ai rigori nella finale mondiale contro il Brasile, Poli riuscì con un’impresa unica ad alleviare quella delusione, almeno per qualche ora.